Chiunque, da profano, ma anche no, si sia trovato a osservare un disegno tecnico bidimensionale composto da proiezioni ortogonali, sezioni e dettagli, sicuramente si è trovato in difficoltà a capire esattamente le specifiche dell’oggetto rappresentato, magari anche a definire semplicemente l’oggetto stesso.
Una marea di linee che si intrecciano fra loro, centinaia di segni grafici di differente aspetto, annotazioni di vario genere, quote che costringono a girare la testa per essere lette, insomma… un bell’ammasso grafico che porta al mal di testa. “Possibile che non ci sia un
modo più semplice e chiaro per trasmettere tutte le informazioni relative a un dato oggetto?”
La domanda sarà sorta spontanea.
Ovviamente, nel tempo, qualcuno ha pensato bene di provare a dare una risposta e, prova dopo prova, riga dopo riga, è riuscito a mettere insieme un qualcosa che è andato anche oltre, quello che è stato chiamato MDB, ovvero Model Based Design, progettazione basata su modello. Trattasi di una modalità operativa che trasla tutte le informazioni costruttive, tecniche, produttive dal classico
disegno bidimensionale al modello tridimensionale.
Attenzione, però, non è il semplice inserimento delle annotazioni tecniche e dimensionali sul disegno assonometrico, applicabile solo per oggetti molto semplici e che, in ogni caso, richiede l’interpretazione della persona. L’MDB è un sistema che, pur senza ricorrere all’intelligenza artificiale (per ora), permette alla macchina stessa (computer, centro di lavoro o altro) di leggere i dati costruttivi, saltando la necessità dell’intervento di una persona.
Il tutto avviene attraverso l’inserimento di quelli che io, con riferimento a funzionalità più limitate già da tempo presenti nel CAD, chiamo intelligenza del disegno: metadati, ovvero dati digitali inseriti nel database del modello computerizzato e strettamente correlati all’oggetto definito.
Attenzione, è qualcosa che va ben oltre la stampa 3D e il CNC (controllo numerico computerizzato) dove l’intervento della persona è ancora necessario per elaborare il modello con lo slicer, nel primo caso, e il CAM, nel secondo. Nell’MDB è tutto (materiali, forme, quote, tolleranze, percorsi di lavorazione, lavorazioni, utensili, eccetera) già inglobato del modello tridimensionale prodotto dal CAD.
“Che bello, ora non ho più bisogno di impaginare il disegno, di spremermi il cervello per trovare come rappresentare l’oggetto e le sue caratteristiche in modo chiaro e comprensibile” si dirà il progettista. Di converso chi governa il marketing aziendale osserverà “ottimo, ora la produzione di un oggetto è più veloce e meno costosa”.
“Si!”, rispondono coloro che si sono fatti fautori, costruttori e/o diffusori di questa tecnologia, facendo saltare sulla sedia tutti quei tecnici che vedono messo a rischio il loro posto di lavoro.
Niente paura, come sempre la tecnologia aiuta la persona ma non la sostituisce, al massimo la costringe a nuova formazione, a un salto di competenze, ad adeguarsi ad essa. Per altro ci sono anche quelli che, alle considerazioni fatte poco sopra, rispondono ni o addirittura no.
Trattasi di progettisti dii lunga esperienza sul campo, con ore e ore passate non solo al tecnigrafo o al computer, ma anche in officina, a confrontarsi con l’operatore di macchina, colui che fattivamente deve poi costruire il prodotto. Costoro, conoscendo le difficoltà produttive, osservano che senza un disegno classico non è possibile sviluppare un ciclo produttivo esente da errori.
Come sempre ogni cosa, ogni idea, ogni tecnologia vede convinti estimatori e, nel contempo, altrettanto accesi denigratori. Si dice che la verità sta nel mezzo e l’esperienza pratica mi dimostra che è vero, in ogni caso saranno la pratica e il tempo a dare la risposta definitiva.
Di certo è meglio non ignorare l’esistenza del Model Based Design, studiarselo, provarlo, magari anche utilizzarlo nel lavoro e farsene una propria idea.